18.10.2026 · Journal

Tutto rispettato, niente guadagnato

Tutto rispettato, niente guadagnato

Il quadro di partenza

Chi oggi attraversa i nostri paesi – nel Tirolo del Nord come in Alto Adige – trova un risultato che nessuno ha voluto così. Margini dispersi, centri svuotati, strutture insediative senza un centro riconoscibile, immagini dei paesi diventate intercambiabili. E allo stesso tempo: abitare non è mai stato così caro, mentre il consumo di suolo per abitante continua a crescere.

Il riflesso più ovvio è cercare singoli colpevoli. Ma è una lettura troppo corta. Non esiste un attore che abbia deciso questi paesaggi. Sono il risultato di molte decisioni singole, ciascuna di per sé ragionevole: ogni committente ottimizza il proprio terreno, ogni Comune le proprie entrate, ogni progettista il rispetto della norma. Il risultato non lo vuole nessuno, ma tutti vi hanno contribuito.

La tesi

Su ciò che viene costruito decidono oggi essenzialmente tre forze – e nessuna di esse è il progetto:

Primo, il suolo. Per secoli il terreno è stato un mezzo di produzione; con il turismo è diventato un bene d’investimento, il cui valore si è slegato da ciò che produce. I Comuni dispongono della competenza sulla destinazione urbanistica (Widmungshoheit), ma quasi mai della proprietà.

Secondo, la logica dei contributi. Si costruisce ciò che è finanziabile. I contributi orientano attraverso criteri, e i criteri devono essere calcolabili: spessore dell’isolamento, indice energetico, metri quadrati. L’immagine del paese, l’esistente e l’energia grigia non compaiono in questo calcolo – ed è per questo che demolizione e nuova costruzione forniscono spesso un indice migliore di un buon risanamento.

Terzo, norme e responsabilità. Le norme, di fatto, da raccomandazioni sono diventate obblighi, perché a esse è legata la responsabilità. Scostarsene richiede coraggio e perizie. Nell’esistente collidono sistematicamente con ciò che c’è già.

Tutti e tre gli strumenti hanno ottenuto ciò che dovevano ottenere. La qualità tecnica dei nostri edifici è migliorata in modo misurabile – sicurezza, isolamento acustico, consumo energetico. Nessuno vorrebbe tornare indietro.

Il vero problema sta altrove: la qualità del luogo, in questo sistema, non è mai stata un criterio. Non è stata mancata – non è mai stata formulata. Nel costruire misuriamo tutto ciò che si può contare, e nulla di ciò che conta.

Perché transfrontaliero

Il confronto tra Tirolo del Nord, Tirolo Orientale e Alto Adige è il nucleo della proposta. Qui due Stati, due ordinamenti giuridici, due logiche di contributi e due culture della pianificazione stanno fianco a fianco – e producono nell’immagine dei paesi risultati sorprendentemente simili.

Questo smonta la consueta obiezione che la colpa sia della singola normativa e sposta la questione dove deve stare: sul metro con cui misuriamo la qualità. Un confronto che solo noi possiamo condurre – e che, per quanto ne so, finora nessuno ha condotto.